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Mostra temporanea "Dove finisce il lago. TerraProject | Nuovi sguardi gardesani.
MAG Riva del Garda, Museo
Fino al 7 gennaio 2024
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DOVE FINISCE IL LAGO

TERRAPROJECT

NUOVI SGUARDI GARDESANI

Riva del Garda | Museo

25.11.2023 – 07.01.2024

A cura di Giovanna Calvenzi

 

Il 24 novembre alle ore 18.00 il MAG è stata inaugurata la mostra  Dove finisce il lago con le fotografie del collettivo TerraProject e la curatela di Giovanna Calvenzi.

L’esposizione rappresenta il capitolo più recente del progetto pluriennale Sguardi gardesani, avviato nel 1997 per interpretare i paesaggi dell'Alto Garda e la società contemporanea.

 

Venerdì 24 novembre alle ore 18.00 presso il Museo di Riva del Garda, sede principale del MAG Museo Alto Garda, è stata inaugurata la mostra temporaneaDove finisce il lago, frutto dell’attenzione che il museo dedica da decenni all’attività di ricerca sul paesaggio altogardesano e sulla società attuale mediante differenti modalità di indagine, anche in un'ottica di sperimentazione di forme espressive di carattere contemporaneo.

Dove finisce il lago costituisce il più recente reportage fotografico del pluriennale progetto Sguardi gardesani, nato nel 1997 dall’allora Museo Civico di Riva del Garda grazie a un’idea del direttore Gianni Pellegrini, con lo scopo di produrre prezioso materiale utile a registrare le trasformazioni del paesaggio e le peculiarità della società contemporanea.

L’edizione di quest’anno è curata da Giovanna Calvenzi,responsabile dell’Archivio Gabriele Basilico di Milano, photoeditor e autrice di numerose pubblicazioni di fotografia contemporanea che aveva già coordinato le ultime due edizioni di Sguardi gardesani nel 2017 e 2019, ed è affidata alla sensibilità del collettivo fotografico fiorentino TerraProject, nato nel 2006 ecomposto da Michele Borzoni, Simone Donati, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli.

L’abilità dei TerraProject nel leggere sia la dimensione del paesaggio che quella umana permette loro di percepire dove finisce il lago, ma anche di raccontare dove inizia la vita delle persone, come si presentano, cosa stanno facendo. Per questo motivo, in continuità con la loro ricerca e con la loro collaudata metodologia narrativa, questa edizione di Sguardi gardesani si focalizza maggiormente sulla dimensione umana e sui differenti contesti antropici individuati mediante un dialogo costante tra il Museo e la comunità.

Dove finisce il lago è quindi un reportage paesaggistico-antropologico che supera la visione più immediata e conosciuta dei luoghi, con lo scopo di mettere in risalto l’elemento umano e i diversi contesti nei quali si vive la quotidianità.

Le attività legate al lago, e al turismo in generale, rappresentano solamente una tessera di un più articolato mosaico sulla società attuale, composto dalle connessioni che si sviluppano tra gli individui e le loro attività con i luoghi frequentati.

Proprio le persone sono state messe al centro di questo progetto sin dalle prime fasi, mediante un approccio partecipativo che ha permesso di individuare e raccontare specifiche situazioni di interesse: il lavoro, lo spazio ricreativo, gli ambiti religiosi, i luoghi di ritrovo e i modi di abitare il territorio. Queste istantanee dialogano con le fotografie più ampie del paesaggio naturale e antropico, mettendo in risalto quelle relazioni che si generano tra uomo e ambiente.

Come ha scritto Giovanna Calvenzi nel saggio che accompagna la mostra “sarebbe stato facile per i fotografi fiorentini mettersi idealmente davanti alla finestra per ammirare i magnifici paesaggi lacustri e guardare il lago di Garda e le montagne che lo circondano. I quattro autori di questa campagna fotografica, invece, hanno optato per una soluzione diversa, scegliendo almeno inizialmente di considerare il lago, ma marginalmente, preferendosi concentrare prevalentemente su chi i paesaggi li vive ogni giorno, su chi li abita, su chi ci lavora, su chi ci cresce dentro.

Il territorio del Garda diventa quindi il contesto nel quale vivono e operano persone che dopo l’indagine dei TerraProject entreranno nella storia del luogo, persone che sanno che il lago è là in fondo, ma che hanno accettato con grande generosità di diventare protagoniste e protagonisti di una narrazione d’autore”.

Per il presidente del MAG Vittorio SgarbiDove finisce il lago prende con audacia le distanze dal lavoro di chi, in precedenza, si è lasciato sedurre dal lago e dall’aspetto turistico dell’Alto Garda, elemento che sembra fagocitare tutte le altre caratteristiche di questo territorio. Già dal titolo infatti, il collettivo TerraProject dichiara apertamente la volontà di andare oltre il lago, concentrando la propria attenzione su chi vive in questo paesaggio animandolo e plasmandolo ogni giorno. Proprio in questa pluralità di interpretazioni e di chiavi di lettura risiede la ricchezza di Sguardi gardesani. Il paesaggio non è mai immobile, non è mai univoco. È nostro compito interrogarlo e interpretarlo”.

La componente partecipativa del progetto appare particolarmente importante per il direttore del MAG Matteo Rapanà, secondo il quale questa edizione di Nuovi sguardi gardesani restituisce ancora una volta la relazione trasversale e reciproca instaurata tra il Museo Alto Garda e la comunità locale che contribuisce in prima persona alla creazione di iniziative di cui beneficia l’intera collettività.

Proprio ai soggetti coinvolti, molti di più rispetto a quelli ritratti nelle fotografie presenti in mostra o in catalogo, va il nostro più sincero ringraziamento, non solo per aver dato la propria disponibilità a collaborare a questo progetto, ma più in generale per essere costantemente una parte attiva nelle diverse iniziative organizzate dal Museo Alto Garda”.

Venerdì 24 novembre, sarà inoltre una doppia inaugurazione: proprio in questa data infatti, aprirà le sue porte la Casa di Babbo Natale creando così un’atmosfera magica e festosa per tutti i visitatori, allietata anche da un momento conviviale arricchito da intrattenimento musicale con live di Radio ReteBusa.

A seguire, sabato 25 novembre alle ore 11.00 sempre presso il Museo di Riva del Garda, il MAG organizza un interessante incontro di approfondimentosulle tematiche del fotoreportage.

La curatrice Giovanna Calvenzi e i fotografi di TerraProject approfondiranno la nascita e lo sviluppo di questo reportage fotografico in un incontro gratuito e aperto al pubblico. Durante questo momento verranno raccontate le motivazioni alla base di questa scelta tematica e illustrato il lavoro sul campo.

 Il progetto Sguardi gardesani

Tra le molte iniziative condotte dal Museo Alto Garda per indagare il territorio altogardesano e la società contemporanea, ha riscosso particolare apprezzamento il progetto fotografico “Sguardi gardesani”, nato nel 1997 grazie al coinvolgimento di importanti autori contemporanei di fama internazionale, da cui questa nuova mostra ha preso il via.

Nel corso di oltre vent’anni di attività sono stati organizzati differenti cicli di percorsi fotografici di carattere paesaggistico-antropologico sull'Alto Garda nei quali veniva dedicata particolare attenzione agli aspetti della trasformazione del territorio e del tessuto urbano e sociale.

La prima fase del progetto, sviluppata nel decennio 1997-2007, ha visto il coinvolgimento di dieci fotografi di fama internazionale i quali, in un confronto a due, hanno documentato e indagato attraverso le loro visioni diversi aspetti del paesaggio gardesano. Nell'ordine, Gabriele Basilico e Massimo Vitali, John Davies e Martin Parr, Vincenzo Castella e Toni Thorimbert, Jordi Bernadó e Luca Campigotto, Mimmo Jodice e Bernard Plossu.

Il progetto è stato poi ripreso nel biennio 2016-2017 con il rinnovato nome di “Nuovi sguardi gardesani” mediante il coinvolgimento del collettivo Riverboom, composto da Paolo Woods, Edoardo Delille e Gabriele Galimberti i quali, con la curatela di Giovanna Calvenzi, hanno realizzato tre personali narrazioni del paesaggio umano e naturale dell'Alto Garda, frutto delle diverse suggestioni individuali e artistiche di ciascuno.

Nel 2018, in occasione delle celebrazioni della fine della Prima guerra mondiale, il progetto è stato affidato a Paolo Ventura che ha costruito una poetica storia che ripercorreva gli eventi bellici e il coinvolgimento con il territorio.

 TerraProject

Nato a Firenze nel 2006, il collettivo TerraProject è composto da Michele Borzoni, Simone Donati, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli. Tra i primi collettivi fotografici nati nel nostro paese, si sia proposto si è proposto sin dal principio non soltanto come una piattaforma condivisa di promozione per i propri membri, ma anche come strumento di sperimentazione di un'originale metodologia di “scrittura collettiva”, con la creazione di reportage di gruppo aventi come filo conduttore una ricercata uniformità stilistica.

Le tematiche affrontate nei lavori di gruppo e in quelli personali spaziano dal temi sociali a quelli ambientali e antropologici raccontando il paesaggio e le persone che lo abitano. Tra i progetti realizzati negli ultimi anni si segnalano quello sul dopo terremoto in Centro Italia e quello sull’anniversario dei 20 anni del G8 di Genova insieme a indagini sul mondo del lavoro in Italia, sulla scuola italiana e sulle aree interne del Sud Italia.

Oltre a collaborazioni con Istituzioni, Comuni e aziende i lavori del collettivo sono stati pubblicati sulle pagine delle principali riviste internazionali e nazionali tra cui Der Spiegel, Financial Times Magazine, GEO, Le Monde Magazine, Monocle, Newsweek, Time, The Wall Street Journal, D La Repubblica, Internazionale, Io Donna, L'Espresso e Sportweek.

I membri del collettivo hanno ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali tra i quali il World Press Photo (2010 e 2012), Canon Prize (2010), Fund for Investigative Journalism (2011), Premio Pesaresi per la fotografia contemporanea (2013), Graziadei Award (2014), Celeste Prize-Streamers (2016), Landskrona photobook dummy award (2018) e il Premio Gabriele Basilico (2020).

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